Il mo demone più grande

“I primi giorni qui al Narconon, non capivo. Non sapevo bene cosa aspettarmi, cosa significasse davvero quella frase: ‘ciò che si innesca, si disinnescherà.’
In quel piccolo spazio, con un calore lento e costante, ho iniziato piano piano ad adattarmi alla situazione, comunicando, muovendomi, sbloccandomi.
Ho imparato a smuovere in me quei ferri in cemento che mi impedivano di fluire, che bloccavano ogni emozione, ogni possibilità.
Durante le manifestazioni fisiche: il rossore, il tremore, il disagio, ho attraversato stati emotivi forti e negativi, ma uno dopo l’altro, me ne sono liberata.
Il crollo più grande è arrivato quando, un giorno, ho sentito il sapore del crack: il mio demone più grande. E subito dopo, la paura perché, purtroppo, mi piaceva. E lì ho capito: quella paura era legata al mio passato.
L’ho guardata in faccia. L’ho accolta, analizzata, compresa. E finalmente, l’ho sconfitta. Ecco il mio fenomeno finale: oggi mi sento rinata,fisicamente, emotivamente, interiormente.
“... mi guardo allo specchio e vedo un’altra me: positiva, più serena, finalmente libera e felice.”
Ho scoperto una nuova sensazione: l’equilibrio. E lo custodisco con tutta la mia felicità. Ricordo — come fosse ieri — quanto ero sempre agitata.
Quell’agitazione costante, quell’irrequietezza senza tregua.
Ma oggi, finalmente, mi guardo allo specchio e vedo un’altra me: positiva, più serena, finalmente libera e felice.”
Adriana, Ospite Narconon Alfiere


